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Quella di oggi è un’assemblea soci che vivo come un momento molto importante. Non solo perché sono le mie ultime ore da presidente, anzi, tecnicamente non lo sono già più, ma perché so potrà dare il via a quella che mi piace chiamare una nuova fase, che sono fermamente convinta possa essere determinante, alla luce soprattutto della situazione che sta attraversando la nostra città. 

Per ciò mi avete chiesto di preparare un discorso serio, anche se sapete che non sono un granché nel farlo, infatti credo che alla fine sarà più un mix tra qualcosa di molto personale e qualche riflessione che ci tengo a condividere in questa sede.
Un’assemblea soci è sempre l'occasione per aggiornare la lettura del contesto in cui si opera e fare propositi per il futuro. Definire obbiettivi, programmi, strumenti per realizzarli. Partendo dal bilancio delle cose fatte e da ciò che resta da fare. Farlo con tanti ospiti qui presenti, con tante realtà che hanno deciso di partecipare o che avrebbero voluto ma per svariati motivi non hanno potuto credo sia oggi più che mai fondamentale e indicativo del ruolo che l’ASU è stata in grado di ritagliarsi sulla scena cittadina negli ultimi anni.
Inoltre è l’assemblea soci dei trent’anni, che deve per forza di cose inaugurare prossimi trent’anni di rotte indipendenti. Ci spetta quindi il compito di definire delle direzioni ben precise.


Ho detto che volevo partire dalle cose fatte. Non possiamo analizzarle tutte nel dettaglio, ci vorrebbe troppo tempo, quindi mi vorrei concentrare sugli ultimi anni, quelli ho vissuto da presidente, quelli che conosco meglio.
La volontà dell’ASU, percepibile in tutte le sue attività, è sempre stata quella di rendere palese come tramite le energie e le competenze degli studenti sia possibile rivitalizzare e migliorare Padova. Negli ultimi anni abbiamo visto come partendo dalle tematiche che più conosciamo e ci interessano sia possibile riaffermare un approccio costruttivo alla vita cittadina.
Nei suoi ormai trent’anni di storia l'ASU ha promosso centinaia di attività e iniziative che hanno sempre messo al centro dell’operato lo studente universitario e i suoi diritti.
Sappiamo che le attività che l’Associazione promuove e realizza sono principalmente attività culturali e di carattere mutualistico, caratterizzate per l’appunto dal protagonismo studentesco.
Tutte le nostre attività vengono realizzate con la profonda convinzione che la componente studentesca sia fondamentale in una città come Padova che vanta una delle Università più prestigiose e antiche d’Italia e nella quale sono presenti oltre 60.000 studenti, a fronte di una popolazione che supera di poco i 200.000 - proporzione che mette in luce come questa città abbia tra le sue fondamenta proprio la popolazione studentesca, dal punto di vista sociale, culturale ed economico.
Troppo spesso però in città si tende a sottovalutare il contributo che gli studenti possono apportare, ma noi siamo ben consci di essere parte attiva e fondamentale della città.
Per questo motivo abbiamo deciso di ripetere con convinzione che Senza Noi Padova Muore, e abbiamo rilanciato più volte questa campagna nata nel 2011.
Sicuramente una delle azioni di più forte impatto realizzate all’interno di questa cornice quest’anno è stata la nostra richiesta di ampliare agli studenti la partecipazione alle primarie per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra per le elezioni amministrative di Padova 2014.
Dopo diversi e difficili confronti con le realtà politiche interessate siamo riusciti ad ottenere questa vittoria.
Nonostante la poca affluenza di studenti al voto, sulla quale ci siamo forse troppo poco interrogati, dobbiamo fare in modo che quello sia stato solo un primo passo verso una più ampia partecipazione e integrazione degli studenti all’interno della vita cittadina; un primo passo che deve essere visto come fondamentale per noi in primis e per tutti gli studenti stessi, per farci innanzitutto acquisire una maggior consapevolezza dell’importanza della partecipazione responsabile di ogni cittadino all’interno di una società democratica.
A livello cittadino ci siamo impegnati anche nella strenua opposizione alle modifiche del Regolamento di Polizia Urbana e alle varie ordinanze previste dall’amministrazione Rossi prima e Bitonci poi.
Siamo stati in grado di entrare nel dibattito su una diversa gestione della città, dei suoi spazi, delle realtà che la vivono. Ed è un tema a noi molto caro, che stiamo cercando di capire come portare avanti al meglio per ottenere dei risultati. Non è facile data la situazione attuale, ed è importante non sottovalutare ogni nostra azione.
Le nostre idee sulla socialità, l’aggregazione, l’uso e la valorizzazione degli spazi pubblici e non, sulla diffusione della cultura come veicolo di messaggi e come uno strumento di comprensione del mondo, su una città che sia sostenibile, inclusiva e aperta devono riuscire ad imporsi, perché siamo riusciti a dimostrare come siano vincenti. 
E lo abbiamo dimostrato attraverso le nostre attività quotidiane, i nostri progetti, che vorrei ora velocemente menzionare, anche per fare magari qualche ringraziamento.
Sicuramente l’attività più importante e più determinante per l’Asu è il Summer Student Festival - Je t’aime, che quest’anno può dire di aver appena chiuso un’edizione da record sotto molti punti di vista. Dopo tredici edizioni possiamo dire di aver raggiunto un livello di maturità e di organizzazione incredibili, dai quali è difficile tornare indietro.
Il Summer è una di quelle cose che quando finisce ti manda in depressione e non vedi l’ora di poter iniziare a pensare a quello dopo, che ti fa impazzire per dei mesi ma che ti dà delle soddisfazioni che sono indescrivibili ogni volta. Il Summer, così com’è, uno stato d’animo. Ed è importante cogliere questo suo aspetto, perché è ciò che fa in modo che un semplice festival di 8 giorni sia in realtà ciò che rivela fino in fondo nostra identità.
Un giorno a qualcuno ho detto che nella vita voglio sentirmi sempre come il 6 giugno del 2014 dopo il concerto di The Field. E vi giuro che non è un’esagerazione, come vi giuro che non dipende da The Field.
Poi c’è il Pulse, che è una cosa tutta da scoprire per molti di voi, ma che vi assicuro che una volta capito e scoperto apre a un mondo tutto nuovo che è difficile poi riuscire a sottovalutare.
Un’attività ormai storica, dentro alla quale vedo ancora enormi potenzialità da esprimere, ma che son convinta saprà trovare il modo migliore per farlo.
Mi sembra doveroso in questo momento ringraziare Sergio, senza il quale queste due cose non esisterebbero, e di certo non sarebbero quello che sono. Grazie perché ci crede a volte forse più di tutti noi.
A questo punto voglio ricordare il MondayScreen, che anche quest’anno è iniziato nel migliore dei modi e sta dando prova di grande maturità e che son convinta ci regalerà grandi soddisfazioni. Grazie a Alice, Ludovico, a Francesco, a Toti, a tutti quelli che l’hanno seguito in questi anni.

Poi ci sono tutti gli incontri e i dibattiti che organizziamo.
Penso a Costituiamoci!, che da una serie di incontri a scienze politiche è diventato in pochissimo tempo una rassegna capace di riempire la Sala dei Giganti. Grazie a Giada e a Valentina, quando si crede nelle cose i risultati poi si vedono. 
Penso anche all’Ombra di Galileo, che ugualmente è cresciuto tantissimo nell’ultimo periodo. Quest’anno deve ancora iniziare, il primo incontro sarà il 16 dicembre, ma ci ricordiamo ancora tutti molto bene le aule di chimica strapiene dell’anno scorso. Grazie a Linda e Mauro, avete fatto un ottimo lavoro.
Quest’anno ci sarà qualche new entry per quanto riguarda i cicli di incontri: voglio menzionare particolarmente il progetto Physis e il progetto RiciclandoLAB, sui quali possiamo dire di avere grandi aspettative.
Sicuramente in quest’ultimo anno fondamentale è stato il nostro impegno nell’ambito dei trasporti, come promotori di un concetto mobilità sostenibile attraverso campagne ed iniziative realizzate in collaborazione con importanti realtà cittadine che si occupano della questione. Mi riferisco soprattutto alla campagna Trenitardo - La Banca del Tempo Perduto, nata per sottolineare alcuni disservizi ferroviari con particolare riguardo ai treni utilizzati dai pendolari. Questa campagna ci ha portati ad una proficua collaborazione con la Regione Veneto per la realizzazione di un monitoraggio della durata di un anno delle principali stazioni e tratte ferroviarie del Veneto. Tale monitoraggio avrà lo scopo di raccogliere dei dati da sottoporre poi all’attenzione degli Enti Locali, in modo da poter fornire un quadro generale della situazione ed evidenziare le maggiori criticità e i problemi sui quali poi poter intervenire, elaborando soluzioni comuni.
Un accordo che è certamente motivo di vanto per l’associazione, che è stata in grado di dimostrare le sue competenze e la sua maturità nell’affrontare tematiche che travalicano la dimensione studentesca.
Siamo stati promotori anche di iniziative tra le quali ci tengo a ricordare il Tavolo per i Pendolari del Veneto, il Comitato del Portello per la pedonalizzazione della piazza e la pedonalizzazione di via San Francesco.
Nello specifico qui mi sento di dover ringraziare tutto il team del Trenitardo, che ha svolto un lavoro allucinante e impeccabile e Fabio, che sicuramente ha a cuore determinate tematiche più di altri.
Voglio qui ringraziare anche Legambiente, vicina a noi in molte di queste attività, e soprattutto il presidente Andrea Ragona, per i consigli che ci ha dato e che mi ha dato.

La sostenibilità e l’educazione ambientale da sempre caratterizzano l’intero operato dell’Associazione.
Realizziamo molteplici campagne contro lo spreco che portiamo avanti soprattutto all’interno delle mense e delle residenze universitarie, e non dimentichiamo poi il G.A.S. (e gli orti in cassetta) con il progetto GastroCulture, per il quale un grazie enorme se lo meritano Furla e Giacon.
Grazie anche ad Altragricoltura Nord-est, per l’aiuto e la collaborazione. 
A questo punto penso a tutti i corsi, che sono attività fondamentali per l’Associazione. Quindi ringrazio Mattia per il corso di fotografia, voglio ricordare il corso di giocoleria, quello di arabo, di swahili, gli Orti in cassetta, quello di ballo (sperando riesca a trovare a breve una sede più adatta) ringraziando tutti quelli che danno una mano perché queste attività possano svolgersi al meglio e tutti quelli che arrivano sempre con nuove e stimolanti idee.
Una menzione particolare all’annuale corso di formazione sulla violenza di genere, l’unica attività di questo genere proposta all’interno del nostro ateneo e quindi motivo di vanto per l’associazione. Un grazie alle associazioni Frida – Donne che sostengono Donne e Differenza Donna, oltre che a Giulia e alla Fiora, vere anime di questa iniziativa.
Tra le ordinarie attività mutualistiche che l’ASU svolge quotidianamente per gli studenti, voglio menzionare le più rilevanti ed efficaci, come il supporto nella compilazione e nel calcolo dell’ISEE, per il quale ringrazio il CAF USB e soprattutto Carlo, per la pazienza.
A questo punto non posso esimermi dal ringraziare veramente di cuore l'avvocato Minin ovvero Mino, per tantissime cose, tra cui la sua disponibilità a darci sempre una mano con lo sportello di consulenza legale gratuita sulla casa per gli studenti.
Negli ultimi due anni abbiamo collaborato a progetti di vario genere, che vedevano coinvolte svariate realtà, dal progetto Urbanscape al progetto per la realizzazione delle mappe Use-It di Padova. In tal senso mi sento di dover ringraziare tutte le associazioni che abbiamo potuto conoscere meglio attraverso queste attività: penso a Fratelli dell’Uomo, il Cospe, Officine Arte Teatro, Karibu Africa. 
Un ringraziamento speciale alla Mela di Newton e uno ancora più speciale a Simone, Barbara ed Elena, che sono sempre pronti a dare consigli e una mano quando serve, un po’ su tutti i fronti.
Parlando di associazioni credo di dover ringraziare l’associazione Valide alternative per l’integrazione e la sua responsabile, Mihaela. Valide Alternative è un’associazione che si riunisce qui da noi al sabato, che si occupa di integrazione e lo fa con un entusiasmo che definirei raro. Siamo felici di ospitarvi nella nostra sede e spero ci sia la possibilità di iniziare a costruire realmente dei percorsi assieme. 
Un grazie anche ad Anteros, per i risultati ottenuti assieme e per tutti quelli per i quali ancora dobbiamo lottare insieme.
Ringrazio anche gli Amissi del Piovego, i Fosfeni Lab, tutti quelli con i quali stiamo iniziando a ora a costruire percorsi, come il Fai, Fairtrade, il SAP e insomma tutti quelli che per un motivo o per l’altro sono finiti sulla nostra strada e che di sicuro ho dimenticato.
L’ultima cosa che ci tengo a ricordare non certo per importanza è il Sindacato degli Studenti, quello da cui alla fine tutti siamo partiti. Non dirò molto di più, perché è giusto lo facciano loro, mi limito ad un grande invito a continuare così, state facendo un lavoro fantastico.
 
Ecco, questa ASU che vi ho sommariamente descritto quest’anno ha compiuto 30 anni, che abbiamo degnamente festeggiato l’11 aprile.
Nei trent’anni di storia che ha attraversato è stata punto di riferimento per molte generazioni di studenti, padovani e non, ognuna delle quali, per riuscire a rispondere al meglio alle esigenze dei tempi che correvano e per poter formulare le risposte più adeguate ai bisogni di una giovane generazione in costante mutamento è stata in grado di arricchirla e di arricchire il suo operato con esperienze sempre nuove e in grado di adattarsi, senza mai distogliere lo sguardo da quell’orizzonte di pensiero che rivendica le proprie radici a sinistra verso il quale da 30 anni ci dirigiamo.
Proprio per queste ragioni negli ultimi anni abbiamo deciso di avviare un percorso di ridefinizione della galassia di via Santa Sofia, per provare ad intraprendere nuovi percorsi e a realizzare nuove attività, ma anche per trovare una nuova forma di organizzazione e di gestione dello spazio, dove sia più facile far emergere le esigenze e le complessità che ci troviamo ad affrontare ogni giorno.
Non sarà sicuramente facile ma lo scopo è proprio quello di “essere sempre più preparati ad affrontare le responsabilità portate dallo stesso nostro essere un’associazione studentesca di sinistra, laica e indipendente, non fermandoci ai punti di vista abituali, ma ricordandoci che stiamo agendo in un’epoca in cui il riportare un orizzonte politico nella società è necessario e doveroso, e che dobbiamo continuare a lottare per tenere viva nel tessuto sociale la consapevolezza dell’importanza della partecipazione.”
Quando arrivi alla fine di un’esperienza come questa, soprattutto se l’hai vissuta intensamente dando tutto quello che potevi dare ti possono venire mille dubbi, su quello che hai sbagliato, che potevi fare meglio, che non hai fatto, su come hai preparato il terreno per chi deve arrivare, su quello che accadrà. Ma questi dubbi ad un certo punto li metti da parte, un po’ perché devi iniziare a seguire altre strade e spostare lo sguardo sull’orizzonte, un po’ perché sai che chi verrà dopo di te ha lo stesso entusiasmo che avevi tu o anche di più e sai che sarà in grado di raccogliere quanto seminato e di seminare ancora. E ti fidi di loro. 
Un’associazione, a maggior ragione un’associazione come la nostra, vive di questo. È un’esperienza collettiva, un percorso che si fa assieme passandoci il testimone di volta in volta. Permettetemi un paragone sportivo, per quanto fatto da me possa suonare quasi ridicolo. Quando si corre una staffetta la prima regola è la fiducia reciproca tra chi viene prima e deve passare il testimone e chi viene dopo e lo deve afferrare.
Fiducia reciproca quindi, in chi c’e stato e in chi sta arrivando, in chi ha fatto in 30 anni l’Asu e in chi saprà affrontare con coraggio i cambiamenti necessari. 
Le strade da percorrere sono tante, e i percorsi sono complicati. Riuscire ad individuare la direzione giusta non è mai semplice e si sbaglia spesso, ma abbiate il coraggio di affrontare nuovi cammini: è oggi più che mai necessario. Ricordate però che solo chi non dimentica le proprie radici e sa interpretare il coraggio di chi è venuto prima può avventurarsi su strade sconosciute e tortuose senza perdersi.
Il cambiamento e il ricambio generazionale sono condizione essenziale perché si possa dire che un’associazione come la nostra esiste e persegue i propri scopi. Perché il cambiamento è indice evidente della capacità di riuscire a creare percorsi in grado di travalicare l’identità stessa dell’associazione e di aprire spazi di azione più ampi. 
Credo che l’ASU più di tutti possa dimostrare come favorire questi spazi di azione sia possibile, e come questi, se costruiti in rete e tenendo sempre ben presente da dove si arriva, siano in grado di incidere in maniera determinante, diventando veri e propri laboratori di innovazione sociale oltre che potenziali e fondamentali risposte per una generazione come la nostra, alla costante ricerca di quelle opportunità che sistematicamente gli vengono negate.
Negli ultimi due anni quello che ho visto dentro questa Associazione è stata una grande voglia di crescita, la volontà di imporsi come interlocutore privilegiato per molti. E ho visto anche degli ottimi risultati. 
Siamo stati in grado di intrecciare positive e salde relazioni con molteplici realtà del contesto cittadino. Ne ho citati alcuni prima, ma di certo ne ho dimenticati molti. 
Siamo sempre stati in grado di aprire costruttivi spazi di dialogo con le istituzioni, che ci hanno portati a rivestire spesso un ruolo cardine nella gestione di percorsi collettivi, con l’attenzione a porre lo studente al centro anche mettendo in luce la sua rilevanza e responsabilità sociale e di cittadinanza.
Il nostro ruolo nella città si è consolidato attraverso quelle pratiche inclusive e di partecipazione che da sempre caratterizzano ogni nostra azione. 
Non sottovalutiamo mai questo aspetto, che deve essere la nostra grande forza. Anche e soprattutto ora.
Abbiamo visto risultati forse più tangibili negli eventi che realizziamo, che dimostrano la grande maturità che l’associazione ha raggiunto. L’ultima edizione del Summer Student Festival credo ne sia l’esempio più lampante. Un edizione da record sotto molteplici punti di vista come dicevo, di certo non da ultimo proprio quello delle relazioni e delle sinergie costruire con tutti quelli che in Golena hanno collaborato con noi.
Sicuramente la fiducia riposta in noi nell’ultimo anno anche da enti istituzionali quali la Regione per lo svolgimento dei monitoraggi non fanno altro che dimostrare la nostra capacità di adattamento alle situazioni, al contesto, la nostra maturità e la nostra volontà di crescita.
Che l’Asu sia cresciuta lo dimostra anche il suo bilancio, che poi Roberto ci esporrà nel dettaglio. Soprattutto nell’’ultimo anno il lavoro che svolgiamo ha visto dei risultati in termini economici non indifferenti, che dimostrano ancora una volta la grande crescita dell’associazione e la mettono nella posizione di poter affrontare con tranquillità tutte le sfide che incontrerà. In tempi come questi è cosa non da poco e un risultato importante.
A questo punto mi sento di poter affermare che ormai sappiamo essere davvero motore di partecipazione e di autorganizzazione. Sappiamo coinvolgere le persone e costruire legami sociali, mettere in rete risorse e competenze, sperimentare soluzioni, perché abbiamo capito che è attraverso forme di socialità e aggregazione che si riescono a veicolare al meglio determinati messaggi.
Sappiamo svolgere al meglio la nostra insostituibile azione di argine alla frammentazione sociale, di palestra di cittadinanza, abbiamo imparato a credere nella cultura come coscienza e conoscenza del mondo che ci circonda e come motore di sviluppo.
Tutto ciò non fa altro che aumentare in me la convinzione di come ormai l’associazione sia forte e pronta a porsi come attore protagonista nella grande scena tragicomica che è ormai questa città. 
Far sì che questo sia possibile e accada spetta a voi, spetta al nuovo direttivo che verrà eletto. Ed è una grande responsabilità.
Io lascio la presidenza e me ne vado, con me se ne vanno alcuni che con me hanno percorso questo pezzo di strada. Ma poi in realtà dall’ASU lo sappiamo bene che nessuno se ne va davvero. 
E sicuramente starò lì sul divano a fare la vecchia rompiscatole che vi dice cosa fare ancora a lungo, perché è giusto che sia così. 
Voglio chiudere dicendo un altro semplice grazie.
Grazie all’Asu. E a chiunque dall’Asu ci sia passato anche solo un minuto. Grazie a tutti i componenti degli ultimi due direttivi, soprattutto a quest’ultimo, con il quale abbiamo provato a costruire un percorso verso questa assemblea soci che si potesse davvero definire tale.
Credo ormai di poter affermare senza alcuna esitazione che questa sia stata l’esperienza più formativa della mia vita, fosse solo perchè mi ha permesso di capire la direzione giusta da intraprendere. Spero possa dare ad ognuno di voi che state arrivando anche solo la metà di quello che ha dato a me.
Grazie per le sfide continue, per gli stimoli. Grazie anche per le sconfitte, per gli insegnamenti. Grazie ai divani – non prendiamone più per favore-, allo stanzino, al delirio, alla confusione e alle discussioni infinite.
E grazie, soprattutto ad alcuni, per aver fatto sì che io riuscissi a conoscermi e riconoscermi.
Credo ci sarà un momento in cui dovrò ringraziarli uno ad uno, dicendogli molte cose, ma forse non è questo.
Concedetemi di ringraziare al volo almeno quelli senza i quali per me qui dentro sarebbe stato tutto molto più complesso o non sarebbe proprio stato, ovvero i vecchi. E sono innanzitutto il Furla, colonna portante dell’associazione per molti aspetti. Poi c’è la Maule, sfogatoio personale e grande aiuto, poi c’è Giovanni e un po’meno le discussioni con Giovanni, poi ci sono i Pozza, Giulia, Maggioni e Mauri.
Me ne vado sapendo di lasciare un’associazione forte, capace di muoversi e con tante grandissime occasioni da cogliere. Un’associazione orgogliosa e fiera di quello che è diventata, soprattutto della sua indipendenza, che deve continuare a perseguire e rivendicare.
Me ne vado portando con me esperienze, conoscenze, maturità, una grande voglia di continuare ad agire per cambiare le cose, la volontà di provare a farlo da altre parti, e mi porto via anche persone importanti che so mi accompagneranno su molte altre strade.
Ricordatevi che fare l’Asu è e deve essere prima di tutto una cosa divertente, di condivisione e collettiva. Infatti mi porto via anche i ricordi delle tante grasse risate e delle soddisfazioni, e vi lascio tranquillamente quelli delle tensioni e dei conflitti. Ma ricordatevi anche che qui dentro le discussioni e i conflitti devono essere una componente fondamentale che non dovrà mai venire meno, altrimenti che Asu sarebbe?
In bocca al lupo a tutti e un grande abbraccio.
Marina

 marina

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