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Un’associazione sana, forte e in continua crescita: è questo che si può dire dell’ASU Associazione Studenti Universitari dopo la sua trentunesima Assemblea Soci; forza e crescita sicuramente dovute alla sua capacità di dialogo verso la cittadinanza e le associazioni che insieme a lei operano a Padova, come rimarcato con le attività di Innesti Urbani e Urban Seeds - Idee per Padova.

Siamo convinti che siano proprio queste relazioni a sostenere e mantenere unita la città, che troppo spesso si trova divisa in fazionismi tra studenti e cittadini, tra padovani di nascita e di adozione, tra abitanti del centro e abitanti dei quartieri periferici. Come l’ordito di una tela, disegnano la rete umana che mette in dialogo le parti, creando individui consapevoli di sé e degli altri.

 

L’assemblea è avvenuta nella nostra sede, da breve rinnovata con lavori di ristrutturazione e riorganizzazione, che l’hanno resa più accogliente e calzante alle necessità dei soci e di chi lo spazio lo vive giorno dopo giorno, non solo come luogo di lavoro ma anche e soprattutto come spazio aggregativo.

Insieme agli interventi dei soci, che hanno presentato e fatto un bilancio delle attività dell’ASU come il Summer Student Festival, Pulse, Mondayscreen, Costituiamoci!, l’Ombra di Galileo, GAS - Gruppo di Acquisto Solidale, i corsi di Orti in cassetta, di Giocoleria e di Ballo, hanno partecipato e condiviso la loro esperienza nella città diverse realtà del territorio, come Legambiente Padova, il presidio Silvia Ruotolo di Libera, FLC CGIL e Antéros LGBTI.

 

All’ordine del giorno, c’era anche il rinnovo del Direttivo, ora composto da: Fabio Castellini, Teresa Ditadi, Linda Gatto, Gabriele Gazzaneo, Federico Giacon, Davide Lorenzon, Gabriele Manca, Maria Laura Mitra, Marina Molinari, Edoardo Montresor, Riccardo Russo, Mauro Zavattini.

 

La segreteria esecutiva è così composta:

Presidente: Teresa Ditadi

Vicepresidente: Gabriele Gazzaneo

Tesoriere: Linda Gatto   

Responsabile sede: Edoardo Montresor

Responsabile comunicazione: Mauro Zavattini

 

 

Discorso della confermata presidente Teresa Ditadi:

 

Come ogni anno, ci apprestiamo a fare i conti con quanto abbiamo costruito nei dodici mesi passati e a delineare quale rotta seguire nei dodici mesi futuri.

Mi spiace molto aprire il mio intervento facendo subito riferimento a questa giunta, ma è necessario partire dall'analisi del contesto in cui agiamo ed è indubbio come  l'amministrazione sia tra i primi attori nel modificare la città e il vivere la città. Non mi dilungo però nell'elencare le barbarie, sappiamo bene a quale deserto ci opponiamo.

Sappiamo anche però che nei momenti di crisi si trovano gli slanci migliori e sono convinta che questa cornice ci abbia spinto a fare dei passi notevoli, portandoci a guardare oltre la condizione studentesca e convincendoci ad agire e a ridimensionare il nostro agire anche verso abiti che non le sono tradizionalmente connessi.

Ovviamente la condizione studentesca rimane il nostro punto di partenza, e la stella di questa galassia da cui molti di noi sono partiti è proprio quell’assemblea capace sempre di rinnovarsi grazie alla determinazione e alle energie di chi considera questo uno degli ultimi spazi di democrazia rimasti, per gli studenti, in un ambiente universitario sempre più alienante. L’assemblea del Sindacato degli Studenti continua quindi ad essere animata dalle voci di chi si impegna a difendere e tutelare i diritti degli studenti, e risponde alla frammentazione imposta da uno scenario di attacco diretto al diritto allo studio e all’università italiana con la forza della partecipazione, spirito che identifica la natura di questa realtà.

Negli ultimi mesi di attività dell’ASU, a partendo dalla dimensione studentesca abbiamo poi provato a elaborare pratiche politiche più ampie, a tessere relazioni con le altre componenti sociali che attraversano la città, a sviluppare ragnatele capaci di arginare, almeno in parte, la deriva che sta investendo Padova e di proporre così un'altra città e di conseguenza un tassello per un'altra società.

Non possiamo dire di esserci riusciti in toto chiaramente, ma quanto meno, come prima reazione a questa ondata becera, siamo stati capaci di seminare molto. L'innaffiare sarà però la parte più impegnativa.

Ormai molti di voi conoscono a fondo quali sono le attività che portiamo avanti, anche perché la gran parte di queste prosegue da anni, ben consolidata.

Ad un'Assemblea Soci è importante però sottolineare perché lo facciamo, essendo ogni corso, ogni incontro di Costituiamoci o dell'Ombra di Galileo, ogni sit-in per il diritto allo studio, ogni concerto, ogni manifestazione una piccola opposizione fertile, propositiva, tessere che vanno a comporre un puzzle più ampio.

Quindi, come di consueto, vado a percorrere a grandi linee le attivitàche abbiamo intrapreso durante il 2014, dato che gli approfondimenti verranno fatti dai prossimi interventi.

Vista la temperatura, parto dal Summer, il nostro sforzo più grande, che anche quest'anno ha battuto i record precedenti.

Al di là di caos e gastrite in fase di preparazione, che fanno parte del gioco, abbiamo raccolto successi per ben nove giorni di fila, a riprova di quanto il Summer sia integrato nel tessuto cittadino e studentesco.

Ho visto gente esterna all'ASU cadere nella dipendenza da Summer e venire ritualmente ogni sera, anche da sola, e investita dal nostro stesso stato depressivo alla fine del festival.

Credo sia stato un successo non solo all'esterno, ma anche internamente, con una responsabile divisione dei compiti grazie alla quale ognuno si sentiva partecipe e necessario, in qualche modo protagonista.

In termini tecnici si potrebbe dire che sia stato un esperimento riuscito di team building, ancora una volta.

Poi ovvio che le birre artigianali dell’Estense agevolano il tutto e oliano bene gli ingranaggi.

Ora ci sarà da lottare con le unghie e con i denti per non farci portar via la Golena e per riuscire a mantenere il Summer quella dimensione parallela che è, quello Shangri La che puzza di salsiccia e gamberetti.

Restando sempre in ambito musicale, non ci resta che citare Pulse, che quest'anno con la join venture di Innesti Urbani ha fatto ulteriormente il botto, offrendo una varietà incredibile di sfaccettature artistiche e musicali. A volte mi viene da pensare che Pulse sia troppo per Padova, che Padova non sia all'altezza, ma è anche proprio per quello che lo si fa credo.

E sommando Summer e Pulse è doveroso ringraziare Sergio e la sua esperienza.

Passando dalle orecchie agli occhi, vorrei ringraziare il gruppo del Monday, il nostro cineforum sempre in continua evoluzione, ma di cui una cosa resta fissa: il pienone alle proiezioni, tant'è che ormai siamo alla ricerca di sale più capienti.

In merito ai dibattiti, Costituiamoci e l'Ombra di Galileo evidenziano la capacità dell'ASU di stare sul pezzo e di saper mettere in discussione idee e tematiche che talvolta noi stessi riteniamo immutabili e assodate. Grazie quindi per aprire uno squarcio sulla conoscenza e sui saperi, sapendoli agganciare con il presente, senza essere mai noiosi o banali.

Una cosa che manca molto all'ASU  è il movimento fisico, nonostante la raccolta di coppe che conserviamo in cantina. L'unico che ci pensa è Rob, i cui corsi di balli caraibici ormai si sono spostati da qui per problemi di capienza.

Allo stesso modo diventa sempre più numeroso il corso di fotografia, uno dei nostri  pilastri, nonché fonte di tessere. Grazie a Mattia che si sbatte davvero tanto per ottenere questi risultati ottimi.

Infine, in ambito culturale, non possiamo non citare Innesti Urbani, che merita un capitolo a sé. Attraverso questo progetto siamo riusciti a creare rete e a concentrarci su cultura e spazi come mai prima d'ora, ottenendo un grande riscontro da parte di tutta la città. Ringraziamenti doverosi quindi a tutti i “vecchi” che hanno curato questo progetto.

Passando ora alle tematiche di sostenibilità, necessario citare il GAS, dimostrazione di quanto le buone pratiche possano essere facili da seguire e sempre più indispensabile nel contesto, nel pianeta in cui viviamo. Grazie a Federico, Davide e Fabio che anche loro si sbattono assai.

In tema ambientale, l'ASU è stata in prima anche quest'anno, organizzando attivamente la Marcia per il Clima e dibattiti come quello sui Conflitti Ambientali, di cui parleranno in seguito Gabriele e Davide.

E infine per ultimo voglio menzionare Urban Seeds, perché è stata la prima campagna lanciata da questo direttivo e la più importante. È stata necessaria anche per noi per farci rendere conto quanto sia impegnativo non tanto creare una rete, ma mantenerla viva e attiva.

La continuiamo a citare, consapevoli che non possa essere lasciata in un cassetto a prender polvere, ora più che mai, in una situazione in cui il diritto alla città viene negato e la città e gli spazi vengono limitati, privatizzati.

Una delle qualità dell'ASU, a differenza di molte realtà cittadine e non, è un pragmatismo legato a doppio filo con l'utopia, in grado cioè di di renderla meno distante.

Salire, trarne un frammento, ridiscendere e impastarlo, annodarlo con il reale.

A volte falliamo, quando acciuffiamo un frammento troppo grosso o quando non lo leghiamo con cura con ciò che ci circonda (...o perdiamo troppo tempo per decidere come annodarlo...). Ma allora, in quei casi, siamo in grado di metterlo da parte per un momento, magari lasciarlo sedimentare, per poi ri-smembrarlo e plasmarlo nuovamente. A volte è la burocrazia a fermarci, a volte una bella ingordigia: l'avere occhi troppo aperti e dita ancora lente.

Credo sia un po' questo quello che è successo con Urban Seeds, un progetto la cui pecca è stata forse la sua portata abbastanza ingestibile, avendo come obiettivi le tematiche ambientali, di integrazione e di cittadinanza e la cultura e la gestione degli spazi in cui praticarla.

Tuttavia, siamo stati capaci di declinare i contenuti di Urban Seeds attraverso Padova Accoglie, Innesti Urbani e le mobilitazioni per la COP21.

Padova Accoglie credo sia stato l'esperimento che mi ha fatto ritrovare le speranze in questa città, anche al di fuori dell'ASU. È un tassello fondamentale nella ridefinizione di Padova, uno dei pochi strumenti per canalizzare le voci di chi si scaglia contro chiusure e confini, sapendo fondere la preparazione e la conoscenza con la prassi e l'azione concreta. E quindi ringrazio Stefano e gli altri che l'hanno resa possibile.

A questo punto concludo: abbiamo una rotta ben segnata, ma da continuare a porre in discussione passo dopo passo (camminare domandando, no?). Sono convinta che abbiamo una grossa responsabilità qui a Padova, in quanto entità ibrida, capace di agire su più fronti, adattabile pur custodendo con forza la propria identità.

Dobbiamo continuare a scovare contraddizioni, allargare crepe, scegliere pratiche politiche e di relazione che alludano a una trasformazione possibile.

 

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

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