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Insieme all’esigenza di difendere e promuovere i diritti degli studenti, dentro e fuori l’Università e i luoghi della formazione, da sempre l’ASU ritienefondamentale che sia riconosciuto e valorizzato il ruolo culturale, sociale e politico in città della componente studentesca.
L’ASU si impegna a rispondere alla necessità  di uno spazio di rappresentanza degli studenti non solo nell’ambito della vita accademica ma anche in relazione alla vita cittadina per trovare collettivamente risposta alle nostre aspettative, e ai nostri bisogni. Ma questo non basta: riteniamo essenziale che gli studentisiano parte attiva di un processo di cambiamento di cui la nostra città ha un estremo bisogno. Padova non può più rimandare la centralità dei temi dell’accesso al welfare, della gestione dei beni comuni, dell’accoglienza, del contrasto alla povertà e dell’abbandono delle periferie.

Riteniamo fondamentale che il contributo degli studenti, in questa fase importante nella definizione del futuro della città, non sia condizionato dal peso nel piano delle dinamiche elettorali: gli studenti devono entrare a pieno diritto nella progettazione e nel discorso sulla città, come componente attiva, ed è essenziale che siano riconosciuti i loro diritti di cittadinanza e la loro condizione di soggetti in formazione.
Viviamo infatti senza possibilità di accedere a servizi di welfare municipale, né di poter partecipare e incidere sulla scena pubblica e collettiva.
Siamo gli esclusi dalla politica e dalla cittadinanza. Studenti delle scuole superiori considerati ancora piccoli per rappresentare “pacchetti di voti” che valga la pena tentare di accaparrarsi, e studenti universitari, esclusi perché la rappresentanza di istanze sociali è legata ad un’idea di residenza oggi lontana dalla realtà di giovani in continuo spostamento.

 

Per noi studiare dovrebbe essere un diritto (oltre a rappresentare il nostro ruolo nella società), viceversa spesso risulta impossibile dal punto di vista economico e non solo: di fronte alle limitazioni determinate dal costante definanziamento del diritto allo studio, essendo inoltre esclusi dalle tutele del workfare (ovvero dei sistemi di protezione interni al mercato del lavoro), per poter davvero dare vita alle nostre aspettative e alla libera possibilità di decidere il nostro futuro, e per poter essere indipendenti da quelle reti sociali - in primis le famiglie - che nel sostenerci  sostituiscono il più delle volte le funzioni di uno Stato inesistente, chiediamo l’elaborazione di un welfare studentesco, inteso come l’insieme di iniziative concrete nella pianificazione di servizi, agevolazioni e interventi che direttamente o indirettamente possano contribuire a migliorare la condizione dei soggetti in formazione all’interno del territorio di Padova, siano essi residenti, fuorisede, italiani o stranieri, delle scuole superiori o universitari, di ITS o AFAM.


Agevolare e potenziare il trasporto pubblico, garantire il diritto all’abitare e la tutela degli studenti in stage, pianificare un sistema di agevolazioni per l’accesso ai servizi e alla produzione culturale, incentivare e supportare l’accesso ai canali di formazione diretta e indiretta: sono questi gli interventi che rispondono al riconoscimento delle nostre condizioni reali.

Nel metterci al servizio di un processo di cambiamento complessivo della città, proponiamo inoltre quello che secondo noi è un nodo centrale: la conoscenza e la cultura - in tutte le loro forme - hanno un ruolo essenziale per trasformare Padova e immaginare un’alternativa a questa città frammentata: il tema dell’accesso alla cultura e alla formazione, della produzione e della diffusione della conoscenza, è per noi centrale, quindi, non solo per gli studenti ma per tutta la cittadinanza.
È superfluo ricordare che la conoscenza e la cultura hanno un costo. Da sempre riteniamo quel costo un investimento certo e fruttuoso per lo sviluppo della società nel suo insieme e per la libertà delle persone.

È necessario rendere Padova una città educativa, capace di moltiplicare le opportunità formative attraverso le esperienze quotidiane con un nuovo sviluppo cittadino legato alla promozione della formazione permanente, e soprattutto alla valorizzazione di elementi di connubio tra formazione informale, non formale e formale: cinema, musica, teatro, internet-point, mostre, libri, biblioteche costituiscono, insieme ai luoghi del mondo accademico, un grande bene comune immateriale i cui recinti vanno rimossi, di cui non si può continuare a ragionare in termini di “esclusività” e monetarizzazione.

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